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Il marito guarda mentre il vicino si scopa sua moglie

Pubblicato in data 03.04.2026

L’estate nel loro quartiere era insopportabilmente calda. Il condizionatore nell’appartamento di Giulia e Marco faceva un rumore da vecchio trattore, a malapena riuscendo a contrastare l’afa. Giulia era seduta sul divano con un leggero vestito estivo, si sventolava con una rivista, i lunghi capelli biondi incollati alla nuca sudata. Marco, suo marito, era curvo sul portatile al tavolo da pranzo, lanciandole ogni tanto un’occhiata distratta. Erano sposati da cinque anni e la loro relazione si era assestata in una routine comoda ma un po’ piatta. L’amore non era sparito, ma la scintilla — quella che faceva battere il cuore più forte — si era spenta da tempo.

— Marco, mi prendi una birra? — si stiracchiò pigramente Giulia, e il vestito si sollevò mostrando le cosce abbronzate. Colse il rapido sguardo di lui sulle sue gambe e sorrise appena. Le piaceva provocarlo, anche se non reagiva sempre come avrebbe voluto.

— Sì, tra un attimo, — borbottò Marco senza staccare gli occhi dallo schermo. Era un buon marito — premuroso, stabile — ma a volte troppo immerso nel suo mondo. Giulia sospirò, si lasciò ricadere sul divano e lasciò vagare i pensieri. Aveva trent’anni e sentiva che la vita le stava scivolando via. Lavoro, casa, qualche uscita fuori città — tutto piacevole, ma lei voleva di più. Qualcosa di proibito.

Poi bussarono alla porta.

— Chi diavolo è adesso? — Marco aggrottò la fronte, mise da parte il portatile e andò ad aprire. Giulia voltò la testa con finta indolenza, ma dentro sentì un brivido netto. Sapeva chi poteva essere. Il loro vicino, Luca — un uomo sui trentacinque, spalle larghe e sorriso arrogante — ultimamente passava troppo spesso “per un po’ di zucchero”. Più di una volta Giulia aveva intercettato i suoi sguardi: pesanti, quasi tangibili, quando le fissava il corpo, il seno, le gambe.

— Ehi, amico, hai un po’ di zucchero? Me ne sono dimenticato di nuovo, — risuonò la voce bassa di Luca dall’ingresso.

Marco grugnì, senza irritazione. Luca era il tipo con cui era facile andare d’accordo — rumoroso, diretto, sempre pronto alla battuta. Faceva il meccanico, pieno di tatuaggi, barba incolta e mani che sembravano capaci di spezzare qualsiasi cosa. Giulia si sorprese a immaginare quelle mani sui suoi fianchi e sentì una vampata di calore scenderle lungo la schiena.

— Giulia, abbiamo dello zucchero? — chiese Marco senza voltarsi.

— Nel mobile, — rispose lei alzandosi dal divano. La voce le uscì leggermente roca, e se ne accorse. — Lo prendo io.

Passò accanto ai due uomini sentendo i loro occhi scivolarle addosso. Il vestito era corto, e si chinò davanti al mobile un po’ più a lungo del necessario, consapevole che Luca la stava guardando. Quando si girò con la confezione in mano, i suoi occhi erano ancora fissi su di lei. Marco, apparentemente, era già tornato al computer.

— Tieni, — disse Giulia porgendo lo zucchero e lasciando la mano a contatto un istante di troppo. Le dita si sfiorarono e una scossa le attraversò il corpo. Luca sorrise con sfacciata insolenza.

— Grazie, Giulia. Oggi sei bollente, — sussurrò a bassa voce. Marco sembrò non sentire, ma Giulia arrossì. Sapeva che non era solo un complimento.

— Ma smettila, — rispose con finto sarcasmo, mentre dentro ribolliva. Voleva che restasse. Voleva vedere fin dove potevano spingersi.

— Ti va una birra con noi? — propose all’improvviso, sorprendendo perfino sé stessa.

Marco sollevò lo sguardo, accennò un’espressione dubbiosa, ma non disse nulla.

Il sorriso di Luca si allargò.

— Perché no. Se non disturbo.

— Non disturbi, — mormorò Marco, ma nella voce c’era qualcosa di strano.

Si sedettero sul divano: Luca con la lattina in mano, Giulia accanto a lui, Marco sulla poltrona di fronte. Parlarono di banalità — il caldo, le macchine, i vicini — ma Giulia sentiva l’aria farsi sempre più pesante tra loro. Luca era seduto troppo vicino, il ginocchio le sfiorava la coscia “per caso”. Lei non si spostò. Marco li osservava, e nei suoi occhi brillò qualcosa di nuovo — non solo fastidio, ma una miscela di curiosità e tensione.

— Marco, ti dispiace se ballo con tua moglie? — chiese improvvisamente Luca quando partì una musica lenta dagli altoparlanti.

Giulia si immobilizzò. Era una sfida. Guardò Marco aspettandosi un rifiuto, ma lui fece spallucce.

— Fai pure, — disse, e nella voce c’era qualcosa che Giulia non aveva mai sentito. Come se anche lui volesse vedere cosa sarebbe successo.

Luca si alzò e le porse la mano. Giulia si sollevò con le ginocchia tremanti. Cominciarono a muoversi lentamente, la mano di lui si posò sui suoi fianchi, un po’ più in basso del dovuto. Sentiva il calore del suo corpo, l’odore del suo dopobarba mescolato a qualcosa di crudo, maschile. Marco non distoglieva lo sguardo, e Giulia capì all’improvviso: non stava solo tollerando. Gli piaceva.

— Sei bellissima, Giulia, — le sussurrò Luca all’orecchio. — Volevo dirtelo da tanto.

Lei non rispose, si limitò a premersi contro di lui. Il corpo si muoveva da solo, la mente vuota. Sentì la mano di lui scendere lungo la coscia e non lo fermò. Marco continuava a guardare, il suo sguardo sempre più pesante, quasi affamato.

— Marco, tutto bene? Ti dispiace se conosco un po’ meglio tua moglie?

Giulia si irrigidì, aspettandosi un’esplosione. Ma Marco deglutì e disse, piano ma fermo:

— Fate quello che volete.

Fu il punto di rottura. Giulia sentì tutto contrarsi dentro di sé, un misto di paura ed eccitazione. Luca non perse tempo, la attirò a sé e la baciò con violenza e avidità, proprio davanti a Marco. Lei rispose senza pensarci, le braccia intorno al suo collo, il corpo incollato al suo. Sentì il suo cazzo indurirsi contro i jeans e questo la accese ancora di più.

— Giulia, sei sicura? — chiese Marco, ma nella voce non c’era protesta. Solo una supplica strana, quasi dolorosa.

— Sì, — ansimò senza staccarsi dal bacio. — Lo voglio.

Luca si voltò verso Marco con un sorriso beffardo.

— Allora, vuoi guardarmi mentre mi scopo tua moglie?

Marco non rispose, serrò i pugni. Non si alzò. Non se ne andò. Rimase lì, e Giulia capì: lo desiderava quanto lei.

Luca la spinse sul divano. Giulia cadde sulla schiena, il vestito si sollevò. Le mutandine erano già bagnate e non fece nulla per nasconderlo. Lui gliele strappò via con un gesto, scoprendo la sua figa. Le fece scorrere le dita sopra e Giulia gemette apertamente. Marco guardava, il respiro pesante, gli occhi lucidi.

— Che moglie succosa che hai, — disse Luca mentre si apriva i jeans. Il cazzo saltò fuori — grande, grosso, con le vene gonfie. Giulia si leccò istintivamente le labbra. — Lo vuoi, vero?

Annuì, incapace di parlare. Luca la tirò verso di sé e lei avvolse le labbra attorno al suo cazzo, succhiando con avidità. Lo fece lentamente, assaporandolo, sentendolo riempirle la bocca. Marco osservava, la mano scesa tra le gambe come se non potesse farne a meno.

— Scopatela, — disse all’improvviso Marco con voce tremante.

— Con piacere, — rispose Luca, girando Giulia sul divano. Lei si mise a quattro zampe, le gambe divaricate, la figa bagnata e pronta. Luca entrò con una spinta secca e Giulia gridò di piacere. La scopò forte, a fondo, le mani strette sui suoi fianchi mentre lei gemeva senza freni. Marco guardava, il volto un misto di dolore ed eccitazione, e questo la faceva impazzire ancora di più.

— Guarda come la scopo, — ringhiò Luca aumentando il ritmo. — Gocciola come una troia.

L’orgasmo la travolse come un’onda. Urlò, aggrappandosi al divano, mentre Luca veniva dentro di lei, riempiendola di sborra. Lui si sfilò ansimando, e Giulia crollò sul divano, tremante. Il seme le colava lungo le cosce e guardò Marco.

— Vieni qui, — disse piano. — Leccami.

Marco esitò solo un secondo, poi si inginocchiò e premette le labbra sulla sua figa, leccando la sborra di Luca da dentro di lei. Giulia gemette di nuovo, il corpo ancora scosso. Luca osservava con un sorriso compiaciuto, e Marco sembrava aver perso ogni controllo.

Quando fu finita, calò il silenzio. Luca uscì dicendo sopra la spalla:

— Chiamami se ti serve altro.

Giulia e Marco rimasero soli, a guardarsi. Lei aspettava che dicesse qualcosa, ma lui la strinse forte tra le braccia, come se avesse paura di perderla.

— È stato… — iniziò, poi si fermò.

— Incredibile? — chiese Giulia fissandolo negli occhi.

— Sì, — espirò. — Irreale.

Non sapevano cosa sarebbe successo dopo, ma entrambi sentivano che la loro vita non sarebbe mai più stata la stessa.

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